La politica

Prodi e Rutelli

Finanziaria. Rutelli: nessun contrasto con Prodi. Pressing sul premier che cerca un punto di equilibrio

di Ottavio Mantovani

04-09-2007

ROMA. Necessariamente equilibrista. Romano Prodi stretto tra il pressing della sinistra radicale e quello del Partito democratico è alla ricerca di un nuovo punto di mediazione, questa volta sulla Finanziaria. Sono giorni di colloqui continui, tra chiarimenti, precisazioni e avvertimenti. E così ieri mattina il Professore prima ha ribadito al vicepremier Rutelli la linea sulle tasse, escludendo il taglio di quelle sul reddito ma lasciando la porta aperta alla riduzione su Ici e Irap; poi ha ricevuto il segretario del Prc Franco Giordano, rilanciando un concetto più volte rimarcato: io sono il garante di tutta la coalizione e se si tira troppo la corda, e il governo cade, a pagarne il prezzo politico sarebbe anche Rifondazione.

Ufficialmente però ieri è stata è la giornata della pace ritrovata tra Prodi-Veltroni-Rutelli: in un giro di rassicurazioni incrociate, l'idea accreditata è che fra i leader riformisti dell'Unione e il premier la visione sia comune e le differenze vengono così declassate a 'sfumaturè di interpretazione. Che poi è anche quanto affermano all'unisono il leader della Margherita e il sindaco di Roma Veltroni. La fotografia di famiglia, secondo diversi esponenti dell'Ulivo, non sarebbe però così rilassata, perché - è l'immagine scelta - Prodi sarebbe in realtà preso fra "due ferri da stiro roventi". Due anime, quella riformista e quella che batte a sinistra del Pd, che il Professore ha l'onere di far dialogare. Per completare il quadro, poi, non si deve dimenticare uno degli attori principali: il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, paladino della linea del rigore.

Anche per lo stesso premier è difficile scalfire la rigidità del ministro. Una variabile, quest'ultima, fondamentale nel ragionamento fatto da Prodi a Rutelli: il Professore avrebbe assicurato, è il ragionamento fatto da alcune fonti parlamentari della maggioranza, che il dialogo con il responsabile dell'Economia è aperto e continuo, con un pressing "soft" verso Via XX Settembre affinché non si scartino tutte le possibili soluzioni per alleggerire il carico fiscale che grava sulle spalle dei cittadini. Il che vorrebbe dire, al momento, escludere l'ipotesi di tagli alle tasse che incidono direttamente sui redditi (Irpef) e mettere in campo invece quelli sull'Ici e l'Irap.

Anche perché tutto non si può fare e quindi, se occorre allargare i cordoni della borsa per le misure che guardano al sociale, e che accontentano la sinistra dell'Unione, di denari in cassa non ne restano molti. La ricerca di sempre nuovi equilibri politici va ovviamente di pari passo con la costruzione materiale della manovra e che é ancora solo alle prime battute. Girandola di incontri come è tradizione in giorni come questi e che fanno assomigliare Palazzo Chigi ad un porto di mare.

Primo appuntamento con il segretario della Quercia Piero Fassino; a seguire il numero uno del Prc Giordano e il ministro della Salute Livia Turco, per poi chiudere in bellezza con un bis della riunione della scorsa settimana con Padoa-Schioppa e il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani. Sul tavolo le misure per le imprese con lo scambio taglio tasse-taglio incentivi, ma anche le liberalizzazioni.

Sotto i riflettori, ferrovie, energia, telecomunicazioni, ma anche il settore bancario: nessuna decisione è però presa perché si starebbe ancora valutando la strada più idonea per approvare le nuove misure, ragionando se sia più opportuno sfruttare la corsia preferenziale dei collegati alla finanziaria. E se la riduzione dell'Ici sulla prima casa è quasi una certezza, anche per questo capitolo, così come per quello sulle infrastrutture, si è ancora alla ricerca della copertura. Una parte delle nuove risorse potrebbe arrivare dall'aumento dell'Ici sulla seconda casa e dalle maggiori entrate fiscali.

Fatto sta che per raggranellare qualche euro si stanno spulciando tutte le pieghe del bilancio e un soccorso potrebbe arrivare anche dal travaso in finanziaria di alcune delle misure previste nel disegno di legge sui costi della politica.

Rallenta intanto la crescita dell'economia di Eurolandia e dell'intera Unione europea. I dati di Eurostat confermano che nel primo trimestre 2007 il Pil ha messo a segno un +0,3% nell'area dell'euro e un +0,5% nell'Ue-27, contro lo 0,7% messo a segno nei primi tre mesi dell'anno in entrambe le aree. L'Italia resta fanalino di coda dell'intera Unione europea, con una crescita tra aprile e giugno dello 0,1%, contro lo 0,3% del precedente trimestre.

 

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