La politica

Clemente Mastella

Tre mesi di attesa per il "pacchetto legalità"

04-09-2007

ROMA. Entro la fine di settembre il governo predisporrà il "pacchetto legalità" contenente le norme per contrastare da un lato la criminalità organizzata e dall'altro l'illegalità diffusa. Un provvedimento "quadro" che lascerà spazio a livello locale, attraverso le ordinanze, per interventi ad hoc e che conterrà una sorta di quadro di riferimento nazionale cui tutti dovranno attenersi nel prendere decisioni.

Al termine della riunione convocata dal premier Romano Prodi a palazzo Chigi - con i ministri dell'Interno Giuliano Amato, della Giustizia Clemente Mastella, della Difesa Arturo Parisi, delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, con il viceministro dell'Interno Marco Minniti e con il sottosegretario Enrico Micheli - il Governo affida ad una nota stringata la risposta alle richieste di sicurezza degli italiani: 3 settimane per il provvedimento, dopo l'esame in Consiglio dei ministri e previo confronto con la Conferenza Stato-Città prevista per il 18 settembre.

Si allungano dunque i tempi del provvedimento, che sembrava invece imminente. Il testo "prevederà iniziative per combattere la criminalità organizzata e l'illegalità diffusa, soprattutto nelle aree metropolitane, con particolare attenzione per la prevenzione e il contrasto delle molestie e delle violenze nei confronti delle donne".

In particolare, il piano sicurezza sarà articolato in più parti: contrasto alle mafie, alla microcriminalità, certezza della pena e azione delle forze dell'ordine. Tra le altre misure che si pensano di attuare, quella di estendere i casi di danneggiamento da perseguire penalmente e la distruzione delle merci contraffatte sequestrate. Per i graffitari, poi, sarebbe prevista una contravvenzione per possesso di bombolette spray, tutelando però le "vere esperienze artistiche".

Allo studio ci sarebbe poi la possibilità di obbligare ad un 'lavoro sostitutivo' chi viene sorpreso a vendere falsi, imbrattare muri o lavare vetri. Un lavoro socialmente utile al posto di una sanzione pecuniaria, che non sarebbe comunque pagata. Nel testo è inoltre prevista l'istituzione di 'zone di pregio' nelle città d'arte e in quei luoghi sottoposti a vincoli particolari, in cui vigeranno divieti totali e sarà potenziata la presenza degli agenti della polizia municipale. L'obiettivo è quello di impedire che vi sia una sorta di pendolarismo dell'illegalità per sfuggire le disposizioni prese a livello locale.

L'indiscrezione - peraltro poi smentita dal Viminale - di introdurre il reato di 'questua molesta' non è piaciuta per niente a Rifondazione che lo ha detto chiaramente a Prodi. Prima direttamente attraverso il segretario Franco Giordano. "Basta inseguire le logiche della destra", ha detto senza mezzi termini il segretario al termine dell'incontro. Poi è stata la volta del capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena di chiarire ulteriormente. "Spero che le indiscrezioni pubblicate siano prive di fondamento. Le misure di cui si parla e in particolare il reato di questua molesta sono assurde, ingiuste e a mio parere anche incostituzionali".

Fino al ministro Ferrero che prima ha constatato il mancato invito alla riunione del pomeriggio e poi ha affondato il provvedimento allo studio: "Mi sembra che l'impostazione sia sbagliata su due piani: da un lato si inverte la causa e l'effetto, questi fenomeni vanno affrontati con la logica dell'integrazione; in secondo luogo, si sceglie una gerarchia insolita, si parte dai graffitari che sarebbero più pericolosi degli speculatori".

In questo scenario, la scelta di prendere tre settimane di tempo per predisporre il testo del provvedimento e, soprattutto, di portarlo in Consiglio dei ministri dopo il confronto sia in Conferenza Stato-Città, sia nei gruppi parlamentari, sembra quasi obbligata per evitare cedimenti dell'ultima ora. La strada è comunque quella del disegno di legge; che sia uno soltanto o più non è ancora definito. Gli uffici legislativi del Viminale, di via Arenula e del ministero delle Pari Opportunità sono al lavoro per limare i testi per non incidere sulle libertà personali e correre il rischio dell'incostituzionalità.

Vi sarà un giro di vite sulla custodia cautelare, cosi da evitare le 'scarcerazioni facili', il pericolo cioè che il criminale catturato per reati di diffuso allarme sociale, come ad esempio il furto o la rapina, torni in libertà prima del processo e la stretta sulle misure patrimoniali con l'ipotesi di rendere automatici il sequestro e la confisca dei beni nel caso dei reati di mafia. A riguardo, infine, al possibile impiego per compiti di ordine pubblico di eventuali 30.000 militari in esubero, che secondo alcuni potrebbero addirittura transitare nelle Forze di Polizia, fonti della Difesa definiscono le indiscrezioni come "assolutamente infondate".

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