La politica

Umberto Bossi

La Cdl torna compatta. Berlusconi, Bossi e Fini trovano l'intesa

04-09-2007

ROMA. Giornata di aperture e di cautela, quella di ieri, in tema di riforma elettorale. Berlusconi, Bossi e Fini, a Gemonio, trovano l'intesa e aprono alla trattativa su una nuova legge, incardinata su bipolarismo, indicazione preventiva delle alleanze e del premier, riduzione della frammentazione con nuove soglie di sbarramento.

Ma l'Unione, vedendo ritornare la palla nella sua metà campo, si mostra cauta. Certo l'accordo di Gemonio è una base per iniziare a discutere. "Indicazioni da valutare con la dovuta attenzione", accoglie riguardoso Vannino Chiti. Ma alla maggioranza - e il ministro delle Riforme lo ribadisce - preme soprattutto incardinare "nei prossimi 18 mesi" un insieme di riforme più corposo, per poi andare al voto con una nuova legge elettorale, la differenziazione delle funzioni tra Camera e Senato delle regioni, l'attribuzione al premier dei poteri di nomina e revoca dei ministri, e altro ancora. "Rispetto a queste proposte occorre che le forze politiche si esprimano con un chiaro sì o un chiaro no", precisa Chiti, evidentemente insoddisfatto della sola apertura sulla legge elettorale. Palazzo Chigi intanto apprezza l'apertura al dialogo e giudica positivo che si segua l'invito del presidente Napolitano: andare al voto con una legge diversa da quella del 2006.

Per il momento, è la Cdl ieri a trovare un accordo, anche se generico al punto da consentire a tutti di dirsi soddisfatti: Bossi scongiura il referendum, il Cavaliere rimanda sine die più impegnative riforme costituzionali e trova sponda per il voto anticipato al 2008, Fini ottiene la salvaguardia del bipolarismo e la ripresa dell'iniziativa politica della Cdl da lui più volte invocata.

"Dal centrodestra arrivano espressioni di ordine generale che possono essere condivise, ma bisogna vedere nel merito cosa significano - nota dubbioso Piero Fassino - perché bipolarismo, riduzione della frammentazione e indicazione delle alleanze sono condizioni realizzabili con molti tipi di legge elettorale". Walter Veltroni preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno e definisce "un fatto positivo" il passaggio da una posizione di totale chiusura ad una di "disponibilità e discussione".

Il centrodestra, consegnato in mano agli avversari il cerino e la responsabilità politica di una mancata intesa, si mette alla finestra. "Nei prossimi giorni - fa sapere Gianfranco Fini dopo il pranzo di Gemonio - i nostri capigruppo verificheranno se nella maggioranza c'è disponibilità a discutere".

Per l'oggi, l'opposizione si rallegra e ostenta la ritrovata compattezza. "Abbiamo l'intesa - annuncia Berlusconi - Si può votare con questa legge elettorale, ma siamo anche disposti ad esaminare una nuova legge purché si uniformi a tre punti: bipolarismo, indicazione preventiva delle alleanze e del presidente del Consiglio, uno sbarramento che eviti la frammentazione". Sotto la pergola di vite di casa Bossi, gli alleati sorridono per la 'photo-opportunity'.

"Ora occorre passare all'attacco, con una forte ripresa dell'iniziativa politica nei contenuti, senza lasciare tutto il palcoscenico alla sinistra", può finalmente dire Fini, che nei mesi scorsi aveva sul punto punzecchiato gli alleati. Quanto al referendum - che Bossi è entusiasta di poter scongiurare - An oggi ricorda di averlo sempre considerato solo una pistola carica puntata contro il Parlamento per ottenere le riforme.

Il leader leghista, che già nella cena di Arcore aveva ottenuto rassicurazioni sul referendum da Berlusconi, si rallegra per il "buon accordo" senza chiudere nel cassetto il sogno di riforme costituzionali come il Senato federale ed il federalismo fiscale". "Ora c'è una buona base di dibattito, ma aspetto di vedere nel dettaglio cosa sia questo accordo effettivamente e che nei prossimi giorni venga confermato, visto che negli ultimi tempi ci sono stati diversi cambi di posizione", chiosa a sera Enzo Bianco, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato e relatore della riforma, con l'auspicio che "entro l'anno" la nuova legge elettorale possa già esserci.

 

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