Economia

Petrolio ed Euro. Nuovi record: il greggio a $94 al barile, la moneta unica a $1.44

29-10-2007

ROMA. Il petrolio continua a correre e brucia l'ennesimo record, sfiorando i 94 dollari al barile sul mercato americano mentre l'oro schizza ai nuovi massimi da 27 anni fino a sfiorare gli 800 dollari l'oncia; l'euro frattanto vola ai nuovi picchi storici sul dollaro a quota 1,4438.
Una spirale di rialzi che marcia di pari passo alla repentina discesa del biglietto verde. La divisa statunitense è in caduta libera contro tutte le principali monete contribuendo a infiammare i prezzi e a spingere la domanda di materie prime, petrolio e oro in testa. Il greggio con consegna a dicembre ha toccato in serata il nuovo picco a 93,80 dollari al barile sul mercato di New York, dopo aver superato il tetto dei 93 dollari, già nella prime ore della giornata, a Singapore. Anche il Brent, il greggio di riferimento europeo, è schizzato sui record raggiungendo al mercato di Londra i 90,49 dollari al barile nel tardo pomeriggio.
A far accelerare le quotazioni, il parziale blocco dell'attività di produzione in Messico dovuto all'arrivo di una tempesta. Il gruppo statale Petroleos Mexicanos, terzo maggior esportatore di greggio negli Usa, ha annunciato il blocco di un quinto della produzione che corrisponde a un taglio di 600mila barili al giorno. Il rischio di un deficit dell'offerta amplifica l'attività speculativa in una fase resa già molto critica dalle tensioni in Medioriente dopo l'inasprimento negli ultimi giorni del confronto tra Stati Uniti e Iran e tra Turchia ed Iraq per la questione dei ribelli curdi.
Nel giro di un mese le quotazioni del petrolio sul mercato di New York hanno segnato un incremento del 16%, totalizzando nel 2007 un rialzo del 52%. Gli analisti vedono ormai prossima la soglia dei 100 dollari al barile.
Secondo Dariusz Kowalczyk di CFC Seymour ad Hong Kong "la spinta verso una quotazione di 100 dollari al barile è forte - ha spiegato all'agenzia Bloomberg - tenuto conto dei numerosi fattori di rischio concreti e del deterioramento delle scorte di greggio". La fiammata del petrolio alimenta a sua volta la corsa delle quotazioni dell'oro, salito ai massimi da gennaio 1980 a quota 794,70 dollari.
Gli speculatori mirano a proteggere il proprio potere d'acquisto dal rischio inflazione che può arrivare proprio dal rincaro delle materie prime e dell'energia, in particolare greggio e gas, e puntano sul bene rifugio per eccellenza, l'oro. "Con il petrolio ai massimi storici è prevedibile una volata dei prezzi dell'oro", sostiene Tim Dudley, analista di Arbuthnot Securities a Londra, il quale non esclude un'ulteriore accelerazione del metallo pregiato se "i tassi di interesse verranno abbassati" dalla Federal Reserve questa settimana, facendo deprezzare ancora di più il dollaro.
L'ascesa di oro e petrolio vede infatti la complicità del crollo del biglietto verde. La moneta americana ieri ha segnato l'ennesimo minimo storico contro l'euro (a 1,4438), in un mercato sempre più convinto che domani la Federal Reserve deciderà di tagliare ulteriormente il costo del denaro per sostenere l'economia e fronteggiare la recessione immobiliare. I futures sui Fed Funds indicano che sono ormai salite al 92% le probabilità di un nuovo ribasso dei tassi di interesse dal 4,75% al 4,50%. La moneta americana è così scivolata ai minimi da 33 anni contro il dollaro canadese (1,0441) e da 23 anni contro il dollaro australiano (92,72), mentre cede lo 0,2% contro lo yuan (a 7,4763).

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