Economia

Costo del denaro. La Fed taglia gli interessi di un quarto di punto. Per arginare gli effetti della crisi dei mutui subprime

31-10-2007

NEW YORK.  La Federal Reserve interviene per la seconda volta di fila sui Fed Funds, tagliandoli questa volta di 25 punti base rispetto ai 50 di settembre, fino a portarli al 4,5% nel giorno in cui il supereuro brucia nuovi record sul dollaro, salendo a quota 1,4504, e il Pil Usa del terzo trimestre va oltre le attese grazie a un solido +3,9%.
La manovra, accompagnata dall'intervento della stessa entità sul tasso di sconto sceso al 5%, rispetta le attese del mercato ed è stata decisa nel corso della riunione di due giorni del board di politica monetaria (Fomc), che ha evidenziato la mancanza di visione unitaria tra i banchieri centrali guidati da Ben Bernanke: nove i voti a favore contro l'unico contrario espresso da Thomas Hoenig, presidente della Fed di Kansas City, che avrebbe voluto mantenere lo status quo.
Nella nota di spiegazione, il Fomc rileva che il taglio dei tassi d'interesse è stato deciso per arginare i problemi del comparto immobiliare, evitando che il contagio potesse colpire l'intera economia. In questo modo, il Board ritiene di aver addirittura "bruscamente bilanciato i rischi di rialzo dell'inflazione con quelli di crescita economica al ribasso".
Le difficoltà dei mercati finanziari, innescate dalla crisi del settore immobiliare negli Usa e dal collasso dei mutui "subprime" (ad alto rischio d'insolvenza) "si sono in qualche modo attenuate" e la crescita del Pil Usa nel terzo trimestre é stata "solida", ma la Fed si aspetta anche che le difficoltà del settore immobiliare possano "intensificarsi", provocando "probabilmente un rallentamento della crescita sul breve".
La Fed, che agirà come necessario per sostenere e tutelare l'economia, vuole "assicurare la stabilità dei prezzi". A tal proposito, l'inflazione "core" (la rilevazione al netto delle componenti alimentari e petrolio) "é aumentata in modo modesto quest'anno", ma le recenti impennate dei valori di commodity ed energia sono tra i fattori principali che "possono rinnovare le pressioni al rialzo dei prezzi". In questo scenario, "il comitato ritiene che alcuni rischi di inflazione restino" e, pertanto, la vigilanza sarà tenuta alta, così come nel caso della "massima attenzione" su tutti i dati macroeconomici e sull'evoluzione del quadro finanziario.
Il prodotto nazionale lordo statunitense, intanto, registra una crescita oltre le più rosee previsioni, al tasso del 3,9%, in base alla prima lettura diffusa, contro il 3,8% del secondo trimestre (a fronte di attese del 3,1%), in scia soprattutto all'aumento delle esportazioni, dei consumi interni e degli investimenti aziendali per il dollaro sempre più debole sui mercati valutari, precipitato ancora nei confronti dell'euro.
Wall Street, dopo il positivo dato del Pil, ha avuto una seduta positiva, mantenendo i guadagni anche dopo la decisione della Fed. L'ottimismo degli operatori tiene conto di due elementi: i consumi del terzo trimestre sono aumentati del 3% (+1,4% nel secondo trimestre) e gli investimenti aziendali sono cresciuti del 7,9%. Fattori che lasciano ipotizzare uno stato di salute dell'economia oltre le attese.


Il palinsesto di oggi