Economia

Casa Bianca 2008. Obama e Hillary i favoriti della comunità finanziaria

di Antonio Fatiguso

01-11-2007

NEW YORK. Wall Street prova ad anticipare il risultato delle prossime elezioni presidenziali e scommette sulle due star democratiche Hillary Clinton e Barack Obama. E, pur se non mancano le simpatie per Rudy Giuliani e Mitt Romney in vista della tornata del 2008, attende che i ‘pioneer' e i ‘ranger', i finanziatori del partito repubblicano delle campagne 2000 e 2004 di George W. Bush, sciolgano la riserva scendendo ancora una volta in campo.
Sulla prima piazza finanziaria al mondo, dove l'ideologia di frequente passa in secondo piano rispetto a business e calcoli pratici, firmare assegni a favore di candidati vale come fare cortesie a soci d'affari e amici o sostenere le proprie idee politiche. Al punto che spesso l'approccio bipartisan vale come la quadratura del cerchio. Bill Gates, il patron della Microsoft, non ha mai nascosto la sua fede democratica, così come il finanziere George Soros (l'uomo che nel 1992 piegò la Banca d'Inghilterra e che nel 2004 si era speso attivamente contro la rielezione di Bush) e il guru degli investimenti, Warren Buffett, che, dopo avere incontrato i due candidati democratici, non si è tirato indietro tanto da indossare i panni della star in una serata di raccolta di fondi a favore della Clinton ("abbiamo l'occasione di porre rimedio a molti errori") e di Obama ("ha delle buone idee").
Rupert Murdoch, il mogul dei media, divide le sue simpatie tra Hillary e Rudy Giuliani, ma dice anche di essere incuriosito da Obama. E il repubblicano convinto, August Busch III, esponente di spicco della famiglia che ha fondato il colosso mondiale della birra Anheuser-Busch, punta su John McCain. John Mack, il potente banchiere d'affari alla guida di Morgan Stanley, ha deciso di appoggiare la senatrice Clinton. La scelta non avrebbe rilevanza se non fosse per il fatto che il banchiere è uno dei principali sponsor di Bush con donazioni e raccolta di fondi nel 2004 pari a 200mila dollari, grazie ai quali si è guadagnato il titolo di ‘ranger'. "So di essere associato ai repubblicani, ma da sempre punto sugli individui", commenta.
Anche Lloyd Blankfein, a capo di Goldman Sachs, si è speso per la Clinton. Succede, poi, che un democratico di vecchia data, come Jason Wright, senior executive di Merrill Lynch, faccia parte del comitato finanziario nazionale a supporto di Obama, con un ruolo attivo nella raccolta di fondi, e che firmi anche l'assegno da 2.300 dollari (il massimo consentito) al repubblicano McCain. Il ragionamento è il seguente: "Non sono un suo fan - spiega - ma conosco molti amici repubblicani che danno soldi ai democratici. Quando io finanzio McCain, ottengo quindi un buon ritorno".
Per il Center for Responsive Politics, gruppo che ha sede a Washington e che esamina i flussi finanziari nella campagna 2008, i ‘contributori doppi' sono coloro che versano almeno un terzo delle proprie donazioni ai due partiti. Si tratta di 286 persone sulle 8.244 unità complessive censite a Wall Street. Una piccola percentuale, ma pesante. Nell'elenco compaiono nomi come quello di Richard Fuld, numero uno di Lehman Brothers, che ha staccato assegni per Obama, Hillary, McCain e Chris Dodd. Oppure come quello di Paul Tudor Jones III, il re degli hedge funds, che da Greenwich, nel Connecticut, ha dato soldi a Obama, Giuliani e all'altro repubblicano Mitt Romney.
Tra i doppi donatori, che in base dei dati di ottobre hanno versato 1,6 milioni di dollari, Giuliani la spunta con 340mila dollari tra i repubblicani. L'ex sindaco di New York fa meglio di Obama: per il senatore nero dell'Illinois ci sono 261mila dollari, sufficienti per il primo posto tra i democratici.

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