Economia

Petrolio. Il barile a 96,84 dollari

di Eva Bosco

01-11-2007

ROMA. Il petrolio si avvicina pericolosamente a "'quota 100". Ieri il greggio ha infranto i 96 dollari al barile, raggiungendo il prezzo di 96,24 dollari nel mercato after hours. Un picco da cui ha poi ripiegato, aprendo a 94,29 dollari a New York per chiudere a 93,47, in ribasso, ma comunque su livelli record. Gli esperti del settore sono pronti a scommettere che la corsa non è finita e che si fermerà solo quando si raggiungerà il tetto dei 100 dollari.
"Ormai il prezzo del petrolio - spiega Davide Tabarelli, esperto energetico di Nomisma Energia - non è determinato dai fondamentali del mercato petrolifero, ovvero domanda, scorte e offerta mondiale, ma da aspetti finanziari" che dominano le piazze petrolifere così come tutte le altre borse merci.
L'impennata del petrolio ha provocato la reazione dell'Opec. L'organizzazione che riunisce i paesi produttori si dice pronta ad intervenire "in qualsiasi momento" aumentando la produzione di fronte a un eventuale calo delle scorte e a un aumento della domanda.
Ma in realtà, l'Opec crede poco a questa tesi e, come ha chiarito il ministro dell'Energia del Qatar, Abdullah bin Hamad al-Attiyah, ritiene che dietro la fiammata dei prezzi non ci sia un problema di scorte, ma piuttosto speculazioni. E in ogni caso l'Opec per ora vuole verificare gli effetti della manovra varata a settembre, che ha fatto scattare proprio da ieri un incremento della produzione di 500 mila barili.
Che le materie prime rappresentino, in questa fase, per gli investitori, un bene-rifugio per aggirare la debolezza del dollaro, è un dato di fatto e questo elemento rientra senz'altro nei fattori che incidono sulle attuali quotazioni del greggio. Da quando la Federal Reserve ha tagliato i tassi di sconto a metà agosto e le banche centrali hanno immesso liquidità per miliardi di dollari per evitare una contrazione del credito legata alla crisi dei mutui subprime, le quotazioni del greggio hanno avuto un rialzo del 37% (l'oro del 20%). Di contro il flusso di investimenti verso le commodities, petrolio compreso, ha avuto un boom.
Un quadro che al momento non sembra dover cambiare a breve: la Federal Reserve ha appena effettuato una nuova maxi-manovra, immettendo liquidità per 41 miliardi di dollari. Un'iniziativa che cade il giorno dopo la decisione di tagliare il costo del denaro di un quarto di punto.
Sulle quotazioni alle stelle del petrolio pesano poi fattori internazionali. L'Iran, il quarto principale produttore al mondo, è al centro di un braccio di ferro con i governi occidentali per il suo programma nucleare, sospettato di essere una copertura per lo sviluppo di armi atomiche. In Iraq l'industria petrolifera sta cercando di tornare sui suoi passi dopo anni di guerra e sanzioni; e a questo si aggiungono le recenti tensioni al confine con la Turchia per il nodo dei ribelli curdi del Pkk che si sono rifugiati nel nord dell'Iraq.
E la Nigeria, ottavo paese produttore, deve fare i conti con gli attacchi dei guerriglieri, che prendono di mira gli impianti delle compagnie petrolifere.

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