Economia

Pensioni in Italia. Solo un lavoratore su 5 lascia prima dei 60 anni

di Giorgio Aliprandi

06-11-2007

ROMA. Solo un lavoratore su 5 tra i 50 e i 59 anni pensa di andare in pensione prima dei 60 anni, l'8% circa continua a lavorare anche se potrebbe andare in pensione e meno del 3% degli occupati tra i 50 e i 69 anni ha ridotto l'orario di lavoro in vista dell'uscita dalla vita lavorativa. Sono alcune delle conclusioni a cui arriva l'Istat nello studio sulla 'Transizione verso la pensione e conclusione dell'attività lavorativà che si basa sulle risposte fornite da 32mila intervistati (poco meno del 22% del totale del campione relativo alle rilevazioni sulle forze lavoro).
Dalla sintesi del percorso lavorativo degli occupati scaturisce un'età media alla pensione di 57,1 anni, con uno scarto di 24 mesi tra i ritirati degli ultimi 8 anni e i precedenti. Si tende ad andare in pensione prima al Nord (56,3 anni) che nel Mezzogiorno (58,3 anni), in conseguenza anche delle maggiori difficoltà iniziali incontrate dagli ex occupati delle regioni meridionali.
Oltre il 90% degli occupati non ha diminuito l'orario in vista del pensionamento e non pensa di farlo in futuro. La quota di coloro che riducono l'orario di lavoro aumenta con il crescere dell' età: dall'1,2% tra 50 e 54 anni si passa al 9,9% tra 65 e 69 anni. Tra gli occupati 50-59enni, il 40,9% pensa di concludere l'attività non prima dei 65 anni, mentre il 39,9% tra 60 e 64 anni; il 19,2% prevede di ritirarsi prima dei 60 anni.
Tra gli uomini è maggiore la quota di coloro che prevedono di chiudere la carriera a 65 anni e più, mentre tra le donne prevalgono i ritiri tra 60 e 64 anni. Prevedono di lasciare prima dei 65 anni soprattutto gli occupati alle dipendenze, mentre quasi due lavoratori indipendenti su tre pensano di proseguire il lavoro almeno fino a 65 anni. Non emergono particolari differenze a livello di classi di età quinquennali: tra i 50-54enni è di poco superiore la quota di ritiri programmati prima dei 60 anni (20,1%), mentre tra i 55-59enni è maggiore invece il numero di coloro che programmano di chiudere la carriera a 65 anni e più (42,7%).
Il 7,9% degli occupati tra 50 e 69 anni (405 mila unità) al momento dell'intervista stava volontariamente prolungando l'attività lavorativa nonostante avesse già maturato il diritto a percepire una pensione di anzianità o vecchiaia. "Se si pensa - si legge nello studio - che uno dei principali obiettivi della politica previdenziale comunitaria è proprio quello di ampliare nel breve termine la platea di occupati, si tratta indubbiamente di una quota piuttosto contenuta". Va segnalato, inoltre, che nel secondo trimestre 2006 otto lavoratori su 100 risultavano occupati e, al contempo, percettori di pensione (88,6%).
I potenziali pensionati che prolungano l'attività sono per circa due terzi uomini, nella maggior parte con un lavoro alle dipendenze. In particolare è tra i dirigenti e i quadri che si rileva la percentuale più elevata (il 13,9% prolunga l'attività); tra gli impiegati la quota è pari al 9%, mentre tra gli operai si attesta al 6%. Negli occupati indipendenti la quota più elevata è tra gli imprenditori (8,1%), quella minima tra i lavoratori in proprio (5,9). La tendenza a prolungare l'attività lavorativa, in proporzione, è più diffusa nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno.
Sono soltanto 49 mila, certifica l'Istat, gli occupati 50-69enni che stanno prolungando l'attività lavorativa a fronte di un incentivo monetario a tal fine. Il 62,5% di questa esigua quota é rimasto al lavoro per guadagnare di più; il 17,8% ha adottato invece una strategia di lungo termine, motivando il prolungamento dell'attività con l'obiettivo di incrementare l'importo della futura pensione. Si tratta in tal caso di una scelta essenzialmente maschile (l'1,3% degli occupati contro lo 0,4% delle donne).
Non è trascurabile, infine, la quota di prolungamenti volontari attribuibile a motivi diversi dai due precedenti: c'é chi desidera proseguire un'attività ritenuta soddisfacente sul piano professionale (10,4%), e chi intende continuare a tenersi impegnato sia mentalmente che fisicamente (4,4%). Il numero di persone che hanno ricevuto un incentivo economico per prolungare l'attività è certamente esiguo, ma il 32,2% degli occupati che non lo hanno ricevuto sarebbe favorevole a prolungare l'attività lavorativa qualora ne potesse usufruire.
Dei 4 milioni 84 mila che hanno già concluso l'attività lavorativa e percepiscono una pensione da lavoro, meno del 9% dichiara di aver usufruito di incentivi ("scivoli" o premi speciali, accordi di natura privata) per andare in pensione prima dei limiti di norma previsti.

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