Economia

Finanziaria verso il rush finale. L'Unione punta a quota 161 contro 158, ma teme sorprese

13-11-2007

OMA. Il count down verso il voto finale di mercoledì sulla finanziaria è cominciato a Palazzo Madama e ieri un altro sì certo, quello del senatore australiano Nino Randazzo, sembra essere stato fissato sul pallottoliere dell' Unione.
Ma la maggioranza continua a tenere le antenne alzate, a temere ‘imboscate' dell'ultima ora e quindi a far di conto nella speranza di approvare la finanziaria con 161 voti favorevoli, inclusi 4 senatori a vita, contro i 158 della Cdl visto che ai 156 del centrodestra ad ora si possono calcolare i no del dissidente ex Prc Franco Turigliatto e di Francesco Cossiga, che é tornato ad avvertire il governo che cercherà di farlo cadere in mancanza di una posizione chiara contro la commissione d'inchiesta sul G8.
A parte il presidente di Palazzo Madama Franco Marini, che per prassi non prende mai parte al voto, l'Unione ha 158 senatori. Ma nel calcolo per il voto finale, per ora fatto senza l'ipotesi di mettere la fiducia, viene ormai dato per perso il voto di Turigliatto mentre l'altro ribelle Fernando Rossi dovrebbe votare sì. A questi 157 dovrebbero aggiungersi i sì di Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, che, pur non avendo partecipato ultimamente alle votazioni, avrebbe intenzione di partecipare al voto di mercoledì. Mentre non è scontato l'ok di Giulio Andreotti, che deciderà all'ultimo pur avendo detto di essere contrario all'esercizio provvisorio; e Sergio Pininfarina, altro senatore a vita, dovrebbe continuare a non presentarsi al Senato. I conti danno quindi 161 sì anche se l'Unione non dorme sonni tranquilli per le troppe incognite. Fino alla fine, spiegano fonti di maggioranza al Senato, non si può avere la certezza su Lamberto Dini che, se votasse no o si astenesse nel voto finale, con i suoi 2 liberaldemocratici (Natale D'Amico, Giuseppe Scalera) manderebbe sotto la maggioranza.
Tra i senatori, guardati a vista e quotidianamente ‘verificati' dal centrosinistra, anche i due di Unione Democratica Willer Bordon e Roberto Manzione e l'ex ulivista (ora nel gruppo Misto) Domenico Fisichella, che non ha aderito al Pd. Tutti e tre, però, sono calcolati sempre nelle file della maggioranza.
Ma un fantasma su tutti aleggia nel centrosinistra: l'ipotesi di senatori finora insospettabili, che al momento del voto finale si schierino con il centrodestra o non si presentino in Senato causa malattia o contrattempi imprevisti. Per questo, l'incertezza non si scioglierà fino all'ultimo minuto.


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