Economia

La Fed punta al ribasso e porta l'euro a 1,485

22-11-2007

ROMA. Supereuro è ad un passo da valere un dollaro e mezzo, dopo aver toccato ieri il nuovo massimo di sempre a 1,4855 in una giornata scandita dall'ulteriore scivolone delle Borse mondiali, dal petrolio ormai vicinissimo ai cento dollari e dalla forte ripresa del mercato obbligazionario, in particolare i Treasury statunitensi. Il tutto in un contesto in cui i dati congiunturali provenienti dagli Usa, pur sostanzialmente negativi, non hanno influito più di tanto sull'andamento delle valute.
A spingere l'euro è sostanzialmente una considerazione: la Bce appare incerta sul da farsi e nel frattempo lascia il costo del denaro invariato al 4,0%. Al contrario, il mercato assegna un 90% di probabilità a che la Fed tagli ancora l'11 dicembre ed il 79% a che questo succeda anche a gennaio. Vale a dire che l'inizio dell'anno prossimo potrebbe riportare in parità il differenziale dei tassi fra vecchio Continente e Stati Uniti, attualmente di mezzo punto a favore di questi ultimi.
Nel momento attuale, inoltre, Supereuro è in pratica l'unica valuta a salire, assieme allo yen. Le ragioni di questa ascesa contemporanea delle due divise sono peraltro con ogni evidenza diverse, considerato che il Giappone ha un costo del denaro ai minimi fra i maggiori Paesi industrializzati, appena lo 0,5%.
Nel caso dello yen, la crisi finanziaria innescata dal credito subprime che sta facendo soffrire i mercati azionari di tutto il mondo, ha interrotto però il fenomeno cosiddetto di ‘carrying trade', cioé non ci si indebita più in yen per fare shopping su mercati più redditizi. Proprio per questo motivo la valuta nipponica sta risalendo, arrivata ieri ai massimi da più di due anni contro dollaro, a 108,27.
L'interruzione del ‘carrying trade' ha fatto sprofondare inoltre anche le valute dei Paesi emergenti, come il dollaro australiano e neozelandese, il rand sudafricano, la lira turca ed altre ancora, che fino a qualche tempo fa si erano comportate benissimo, a spese proprio dello yen.
Infine, una parola va detta sulla sterlina che dopo aver inanellato record su record contro dollaro ieri è scivolata ai minimi dal 2004 in particolare sull'euro.
Anche in questo caso - come per il biglietto verde - pesa la prospettiva più che fondata di una serie di tagli del costo del denaro nel 2008. Attualmente, con il 5,75%, il costo del denaro nel Regno Unito é il più alto fra i Paesi maggiormente industrializzati.
La crisi dei mercati (e quella, probabile ma non ancora materializzatasi) delle economie, sta quindi in questa fase, per una ragione o per l'altra, determinando modifiche sostanziali nei rapporti di cambio.
Supereuro su questi livelli in ogni caso può rappresentare un problema in più per la Bce, che fino ad ieri resta l'unica banca centrale arroccata sulla difesa di un tasso di riferimento che potrebbe non essere più giustificato dagli sviluppi della crisi mondiale. Proprio le future mosse di politica monetaria dell'istituto di Francoforte saranno decisive ai fini di saperne di più sulle future quotazioni della valuta unica.

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