Economia

L'euro sfiora 1,50 dollari. Cambi/Allarme di Trichet e Almunia

di Tullio Anconetani

24-11-2007

ROMA. Qualche cosa sembra cominciare a muoversi nelle alte sfere della Banca Centrale Europea e della Commissione Ue, fino a questo momento - almeno stando alle dichiarazioni ufficiali - poco preoccupate per l'elevato livello di quotazione raggiunto dall'euro. Ieri invece, dopo che la moneta unica è arrivata a un soffio da 1,50 dollari (nuovo record a 1,4967, per poi peraltro ripiegare), Amelia Torres, portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari Joaquin Almunia, ha detto che "é chiaro che il rapido apprezzamento dell'euro è una cosa che preoccupa la commissione".
Da parte sua, il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha sottolineato la sua contrarietà a "fluttuazioni brutali" nei rapporti di cambio. La posizione di Trichet al riguardo era stata espressa già altre volte, ma in questo caso è venuta in un contesto in cui il numero 1 della Banca centrale ha rilevato che la crisi finanziaria innescata dal credito cosiddetto "subprime" sta ampliandosi ad altri settori.
Un segnale, quest'ultimo, che a causa del terremoto finanziario potrebbe comportare un rallentamento superiore al previsto della congiuntura, fino ad oggi definita dalla stessa Bce sempre come "robusta", al di là delle conseguenze derivanti dal tracollo del credito immobiliare ad alto rischio negli Usa.
Ieri è stata diffusa anche la statistica elaborata da Royal Bank of Scotland circa landamento del comparto dei servizi a novembre nella zona-euro, che ha registrato una contrazione dell' indice a 53,7 contro 55,8 di ottobre. Stando al responsabile della ricerca, per la prima volta dalla metà del 2005 l'economia europea sta passando ad un momento di crescita sotto la tendenza, smentendo così lo scenario finora preso come riferimento dalla Bce.
Insomma, la situazione è in piena evoluzione, anche se dopo aver toccato il nuovo record l'euro è sceso sotto 1,48 dollari (fino a 1,4797), un segnale che però potrebbe essere interpretato anche nel senso che il mercato comincia a puntare su un atteggiamento di politica monetaria più morbido da parte dell'istituto di Francoforte.
Per il resto, lo yen è salito ai massimi da giugno 2005 contro il dollaro, a 107,55 per via in questo caso del venir meno del fenomeno di "carrying trade", ovvero l'assunzione di prestiti denominati in valuta nipponica per poi investire in altri asset. La sterlina invece continua a perdere terreno, perché il mercato dà per scontato un abbassamento dei tassi d'interesse; la divisa è scesa fino a 72,165 pence contro euro, ai minimi dal 2003. Il franco svizzero è salito da parte sua al record contro dollaro, a 1,0890, beneficiando in questo caso della favorevole congiuntura elvetica.
Tornando al dollaro, il mercato assegna un 92% di probabilità ad un nuovo taglio dei Fed Funds l'11 dicembre, mentre secondo gli analisti di Citigroup si dovrebbe scendere al 3,5% entro marzo 2008. Lo scenario complessivo continua ad essere guidato dalle previsioni relative all'economia ed al conseguente movimento dei tassi d'interesse.
L'unica "anomalia" almeno finora é stata rappresentata proprio dall'Europa, che ha continuato ufficialmente a parlare di economia più che solida e di conseguente mantenimento del costo del denaro sugli attuali livelli. Forse però anche su questo fronte qualche cosa sta evolvendo.

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