Economia

Euro, allarme inflazione. La Bce pronta a intervenire

di Ugo Caltagirone

15-12-2007

BRUXELLES. E' sempre più allarme inflazione nella zona dell'euro: nel mese di novembre - secondo i dati definitivi di Eurostat - ha sforato la soglia del 3%, attestandosi in maniera imprevista sul 3,1%. Si tratta dei massimi livelli raggiunti dal maggio 2001.
Un anno fa, nel novembre del 2006, si era all'1,9%. Sul banco degli imputati ci sono i prezzi dell'energia e quelli dei generi alimentari, soprattutto pane, latte e formaggio.
"Molto preoccupati" si sono detti sia il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, sia il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Un timore condiviso da molti dei leader europei riuniti oggi a Bruxelles per il vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue. Anche se il premier, Romano Prodi, evita allarmismi, spiegando come la situazione sia ancora "sotto controllo" e sottolineando come in Italia l'inflazione resti "nettamente sotto la media europea", fermandosi a novembre al 2,6%.
PREZZI RECORD. In Eurolandia, dunque, è ormai emergenza prezzi. Nonostante Bruxelles e Francoforte da tempo non nascondono i loro timori, nessuno forse si aspettava un balzo in avanti così deciso. Si è passati dal 2,6% di ottobre al 3,1% di novembre. Solo il 30 novembre scorso i dati preliminari di Eurostat indicavano un 3%. Le 'previsioni d'autunnò pubblicate dalla Commissione Ue all'inizio di novembre (2% nel 2007 e 2,1% nel 2008) a distanza di poco più di un mese sembrano decisamente sorpassate. A pesare sul dato negativo di novembre sono soprattutto il caro-energia, con un tasso di inflazione al 9,7%, e l'impennata dei prezzi nel settore alimentare (4,3%). Nel dettaglio, i dati di Eurostat indicano come il pane e i cereali abbiano messo a segno nel mese scorso un 6,4%, mentre latte, formaggio e uova un 9,7%. Il tasso relativo al carburante per i trasporti è schizzato al 15,1%, mentre quello riguardante i combustibili al 22,6%.
SI ASPETTA BCE, JUNCKER FRENA. Tutti gli esperti del settore danno ormai per scontato un imminente intervento della Bce con un rialzo dei tassi con l'obiettivo di garantire la stabilità dei prezzi. Come del resto lo stesso Jean-Claude Trichet ha fatto capire nei giorni scorsi. E come ha ripetuto oggi Yves Mersch, governatore della Banca centrale del Lussemburgo e membro del direttivo della Bce: "Siamo pronti a intervenire in modo deciso e tempestivo". Ma il presidente dell'Eurogruppo Juncker, pur dicendosi allarmato, sembra voler frenare: "Serve una stretta sorveglianza, ma non decisioni immediate o affrettate". Anche perché - ha spiegato il premier lussemburghese - "una parte dell'elevato livello raggiunto dall'inflazione è dovuto a fattori temporanei". Anche Almunia spera che "dalla metà del 2008 i prezzi tornino a un livello normale". "Speriamo", sottolinea però la sua portavoce, riconoscendo che i dati sono decisamente "peggiori delle aspettative". "E l'andamento stabile o positivo registrato in alcuni settori - aggiunge - non è sufficiente per compensare l'aumento dei prezzi energetici e alimentari". Senza contare, poi, i timori per un rallentamento ancor più forte del previsto dell'economia europea: "La situazione determinata dalla crisi dei mutui Usa è grave", ha ribadito Juncker, perché "la crisi continuerà a causa delle conseguenze che si produrranno più in là nel tempo".
I DATI DI CONFINDUSTRIA. Intanto il Centro Studi di Confindustria ha rivisto leggermente al rialzo le previsioni di crescita dell'Italia per il 2007, indicando un 1,8% contro l'1,9% del governo. Mentre nel 2008 le previsioni peggiorano nettamente, con un Pil che per l'associazione degli industriali scenderà all'1% (1,5% per il governo). Per quel che riguarda l'inflazione, per Confindustria nel 2007 si attesterà all'1,8%, rialzando la testa nel 2008 al 2,2%.


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