Economia

Dollaro, sempre peggio. Euro ancora da record

28-02-2008

Non si ferma la discesa del dollaro: le quotazioni del biglietto verde sembrano sbriciolarsi - con un nuovo record storico dell'euro sopra la soglia mai toccata degli 1,51 dollari - di fronte allo spettro della recessione americana e di un nuovo maxi-taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a marzo

Non si ferma la discesa del dollaro: le quotazioni del biglietto verde sembrano sbriciolarsi - con un nuovo record storico dell'euro sopra la soglia mai toccata degli 1,51 dollari - di fronte allo spettro della recessione americana e di un nuovo maxi-taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a marzo. Gli acquisti degli operatori dei cambi si sono accaniti fin da ieri sera sull'euro, che continua a bruciare record su record: oggi, con i 'falchi' della Banca centrale europea sempre sospettosi verso ipotesi di tagli dei tassi e la Fed che parla quasi apertamente di un nuovo taglio, l'euro è volato fino a 1,5144 dollari: il biglietto verde vale 0,66 euro. Già martedì sera la divisa di Eurolandia aveva infranto per la prima volta la soglia degli 1,50 dollari. Quella del biglietto verde è una vera e propria corsa al ribasso: basti pensare che l'indice della Fed che traccia l'andamento del dollaro nei confronti delle sei maggiori altre valute, scambiato a New York, oggi è crollato a quota 74,07, minimo record da quando l'indice viene calcolato, cioé dal 1973. Contro lo yen il biglietto verde ha segnato 160,99. A innescare la fuga dal dollaro sono state le parole del presidente della Fed, Ben S. Bernanke: dopo aver notato il rallentamento economico in atto da gennaio, il banchiere centrale ha promesso di agire con prontezza per aiutare la crescita. Da tempo molti economisti - ieri il premio Nobel Joseph Stiglitz - dicono che gli Usa sono in recessione. Nonostante la smentita del presidente Bush ("non siamo in recessione", ha ribadito oggi) molti operatori hanno interpretato i commenti di Bernanke come la velata conferma della probabile crescita negativa in atto nella prima economia mondiale.

E lo scenario tratteggiato dai dati economici statunitensi sembra andare nella stessa direzione: le compravendite di abitazioni nuove, a gennaio, hanno segnato un calo del 2,8%, molto peggiore del -0,7% previsto. Anche gli ordini di beni durevoli, termometro degli investimenti, sono scesi più del previsto, mentre le richieste di mutui ipotecari la scorsa settimana sono crollate di quasi il 20%. Inevitabile le vendite di dollari sui mercati, visto che le previsioni degli operatori sono per una nuova manovra aggressiva sui tassi: i futures danno al 28% la probabilità di un maxi-taglio del costo del denaro da tre quarti di punto, al 39% quella di una nuova sforbiciata da mezzo punto, e al 32% un taglio da un quarto di punto. Per i mercati i tassi statunitensi scenderanno ad almeno il 2% entro metà anno. Ben presto - avvertono però diversi economisti - la Fed potrebbe trovarsi in grossa difficoltà visto il basso livello dei tassi raggiunto dopo le recenti manovre aggressive, e con i prezzi petroliferi in orbita, oggi a livelli record sopra i 102 dollari. Al contrario, i futures sui tassi Euribor non sembrano scontare un taglio da parte della Banca centrale europea prima dell'estate. L'Eurotower tiene i tassi incollati al 4% da giugno scorso, per contenere le spinte inflazionistiche del petrolio e dei prodotti alimentari. E dopo le parole del presidente Jean-Claude Trichet, che lo scorso 7 febbraio ha fatto sperare in un taglio parlando di incertezze economiche "insolitamente alte", da parte dei paesi 'falchi', quelli cioé più attenti al contenimento dell'inflazione che allo stimolo della crescita, continuano ad arrivare segnali contrari ad un taglio. "Le aspettative del mercato sull'evoluzione dei tassi di interesse sottovalutano in questo momento il rischio inflazione", ha detto oggi Axel Weber, membro tedesco del consiglio direttivo della Bce. E il collega olandese Nout Wellink è giunto a dargli manforte: "Pensavamo che un tasso di cambio a 1,45 dollari sarebbe stato un ostacolo davvero forte per l'economia Europea - ha detto - invece si è dimostrato che non è così". Parole di segno opposto a quelle del vice-presidente di COnfindustria Alberto Bombassei, secondo cui la Bce "deve essere più vicina al mondo delle imprese".

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