Economia

Romano Prodi. Foto d'archivio

Prodi esulta: crolla il deficit pubblico

01-03-2008

ROMA. La congiuntura internazionale pesa sulla crescita italiana ma il deficit, calato all'1,9% del pil, "pone finalmente l'Italia tra i Paesi sani che non hanno alcun rischio di deficit eccessivo".
Il presidente del Consiglio Romano Prodi non nasconde la soddisfazione per il miglioramento dei conti pubblici ‘certificato' dall'Istat. Certo - spiega il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa - "il quadro dell'economia mondiale va peggiorando e anche per l'Italia si è aperta una fase delicata".
I dati diffusi dall'Istat si prestano ad una lettura double-face: i conti vanno bene, la crescita no.
Il bilancio pubblico raggiunge obiettivi insperati: con il deficit sceso all'1,9% contro il 2,4% previsto e l'avanzo primario balzato al 3,1% invece di un 2,5% che appariva addirittura ottimistico dopo le difficoltà degli anni passati.
Tanto che il commissario europeo messo a guardia dei conti pubblici, Joaquin Almunia, invita si a procedere nella riduzione del debito ma conferma che ad aprile sarà chiusa la procedura per il deficit eccessivo aperta tre anni fa.
A preoccupare è invece una crescita che langue. Il dato annuale sceso ad un +1,5% lascia intravedere che l'ultimo trimestre dell'anno potrebbe aver registrato una crescita negativa. "La congiuntura internazionale purtroppo non dà segnali positivi", spiega Prodi. E anche Padoa-Schioppa sottolinea le difficoltà che oggi travolgono la locomotiva Usa. "Il nuovo scenario - dice - è un motivo in più per tenere ferma l'attuale disciplina di bilancio, realizzare il pareggio dei conti nel 2011 e accelerare la riduzione del debito pubblico".
Ma l'altro dato che richiama l'attenzione è la pressione fiscale. È salita al 43,3%, il livello più alto se si esclude il 1997, l'anno dell'Eurotassa, quello dello sforzo fiscale sostenuto dagli italiani per agganciare il treno europeo. Ma a gonfiare le entrate - spiega il Vice-ministro Vincenzo Visco - non è stato un cambio di aliquote ma solo "lo straordinario contributo che il recupero dell'evasione fiscale ha dato al risanamento dei conti pubblici italiani".
Di fatto, rispetto alle prime stime, l'extragettito è cresciuto oltre un punto di pil e, ogni volta che una nuova stima veniva fatta al rialzo, subito un decreto seguiva per attuare politiche di investimenti (ad esempio per Anas e Ferrovie) e di redistribuzione fiscale (come sulle pensioni più basse e sugli incapienti). Anche il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa non nasconde, ora che i dati sono ufficiali, che si potrebbe proseguire: "il successo nella lotta all'evasione - dice - conferma la possibilità di continuare la riduzione delle imposte compiuta già nel 2007 e di rafforzarla in futuro".
Non tutti la pensano così. Per il ministro della solidarietà Paolo Ferrero l'aver utilizzato il maggior gettito per migliorare i conti è stato "un errore" mentre bisognava usare subito le risorse per aiutare le famiglie, i lavoratori, i dipendenti. A chiederlo sono anche i sindacati.
Il segretario confederale della Cgil, Marigia Maulucci guarda anche ai prezzi degli alimentari e parla di "emergenza" che va affrontata con "una robusta redistribuzione di risorse verso il lavoro dipendente e interventi mirati per la crescita della produttivà nei settori più innovativi".
Gianni Baratta della Cisl chiede sostegno ai redditi bassi. Mentre la Confcommercio guarda preoccupata alla crisi dei consumi e lamenta una pressione fiscale che - dice - "ha raggiunto un livello insostenibile".


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