La comunità

Nella foto: Gli studenti della classe AP Italian della Garden City High School di Long Island. Nel mezzo, con il maglione nero,il giovane regista Mauro Aprile Zanetti, la prof. Lea Brunetti nella foto la prima a destra. La Brunetti fa parte dell'AATI Long Island Chapter

Il regista e scrittore Zanetti ospite alla Garden City High School

Josephine A. Maietta*

17-12-2008

La prof. Lea Brunetti della Garden City High School di Long Island, prosegue da anni con buon successo la raffinata tradizione di invitare scrittori, artisti e studiosi vari per parlare con gli studenti di lingua italiana delle loro rispettive opere.
L'esperimento più recente risale allo scorso 10 dicembre 2008 quando invitai la Brunetti ad ospitare una "eccezionale" lecture del giovane filmmaker e scrittore siciliano, Mauro Aprile Zanetti, venuto a New York per la presentazione in anteprima mondiale del suo libro, pubblicato come primo volume della serie Bloc-notes Edition dell'Istituto Italiano di Cultura, sulla misteriosa "apparizione-sparizione" di una natura morta di Morandi ne La Dolce Vita di Fellini.
Il libro, a distanza di mezzo secolo dall'uscita del film di Fellini, e a dispetto della vasta ed esaustiva letteratura internazionale sul regista riminese, è stato incoraggiato dal co-curatore del MET e Direttore dell'IIC di NYC, Renato Miracco che ne firma la prefazione per l'estrema originalità della tesi rivelatrice della "leggera e monumentale presenza del segno di Morandi nel film (...) la centralità estetica e poetica di una natura morta di Morandi in una delle più complesse e meno ricordate sequenze del film, il salotto intellettuale di Steiner". E'stato lo studente Gregory Butler a dare il benvenuto al regista Zanetti e a presentarlo ai compagni di scuola delle classi AP Italian, AP Storia e AP Inglese.
Incontrando i giovani studenti, Zanetti parlando sempre a braccio in un coltissimo inglese, ha cambiato subito il taglio della lezione, scegliendo un approccio molto diretto che ha sfidato l'intelligenza e la sensibilità dei ragazzi e dei professori Michael Stratis, Laura Rebecca, Carlo Rebolini, Peter Giacalone, coordinatore delle lingue straniere e della Brunetti, arrivando diritto al cuori di ognuno di loro.
Dopo essersi accortoche i giovani riconoscevano appena il nome di Fellini, di Morandi e delle loro rispettive opere, Zanetti ha chiesto a sorpresa del più famoso film del momento, Wall-e: il robottino della Pixar-Walt Disney capace di innamorarsi, e che solo per questa ragione riesce a ridonare nuovamente la terra nel 2700 agli umani alienati in automi dal loro stesso sistema di puro consumismo, attraverso cui la terra era stata ridotta in una gigantesca e invivibile discarica.
Zanetti - che già con questo "libro-film, empiricamente di regia, e per questo anche eretico" sorprende il mondo accademico degli studiosi e degli specialisti felliniani e morandiani - spiega agli astanti che "non è un caso che Wall-e, fra le cose più preziose e rare della cultura che salva, differenziando la spazzatura del mondo rappresentato teatralmente in una New York apocalittica, abbia messo da parte su uno dei suoi scaffali di rigorosa selezione estetica, anche una serie di splendide e coloratissime bottiglie di memoria o ossessione, se si vuole, morandiana".
Zanetti, facendo una rapida carrellata nella storia dell'arte italiana e europea all'interno di quello che ha definito come il genere traditore della pittura, ha sottolineato che: "Ogni natura morta, detta anche vanitas, da cui l'eblema del teschio, va letta come un vero memento mori sulla vita marcia, malata e svuotata di ogni valore etico e umano. Steiner-Cuny è l'unico personaggio fuori dallo stream cancerogeno della dolce vita della cafè-society di Via Veneto: viuzza di Roma immortalata dai paparazzi (categoria nominale e estetica creata universalmente da Fellini) che il Maestro trasforma in microcosmo del mondo, oggi ancor più attuale che mai. Steiner - ha continuato Zanetti - si rifiuta eticamente e esteticamente di entrarvi a farne parte; rifiuta politicamente ed esistenzialmente il contaggio con questo virus letale, salvando la purezza dei suoi bambini anche a costo di ucciderli (da leggersi in questo senso più come un'imbalsamazione di faraoni), togliendosi infine lui stesso la vita.
Non tanto un suicida, piuttosto un suicidato della società". E' per questo che: "All'interno del grande film-rotocalco affrescato da Fellini come una galleria di dipinti mostruosi - sempre secondo Zanetti -, il salotto di Steiner va dunque considerato come l'equivalente di una natura morta: la vanitas e il memento mori del film di Fellini". "Ecco perché - conclude Zanetti - il grande atto di poesia di Fellini di scegliere di collocarvi magistralmente delle nature morte di Morandi, che nell'ultimo mezzo secolo né il grande pubblico, né i fellinisti hanno mai compreso, ma certamente sentito".
Infine Zanetti, applaudito dai professori, ha indirizzato la sua più estrema stilettata di affetto agli studenti concludendo che: "Voi siete lo sguardo del presente che deve saper vigilare sul futuro. Voi giovani dovete uscire dalla gabbia del torpore in cui il mondo degli adulti rischia di imprigionarvi. L'entusiasmo è il motore del mondo, perché etimologicamente vuol dire fare il vuoto dentro di sé per ospitare Dio come alterità, e aprirsi alla conoscenza e all'amore dell'altro da sé".
Citando il nobel indiano Amartia Sen, ha anche avvertito provocatoriamente che: "L'identità può anche uccidere. Zanetti ha insistito molto sul ruolo dello spettatore, e in questo caso specifico dei giovani: "L'artista non fa altro che vedere, dove gli altri si limitano a guardare". Con queste semplici parole, Zanetti ha continuato sottolineando subito la differenza di sostanza tra i due verbi sia in inglese che in italiano.
"E' dunque un puro atto di resistenza quello di saper vedere, oltre che quello di saper creare. Nell'opera d'arte, lo spettatore è importante quanto il suo creatore. Non si dà opera senza uno dei due. L'autore fonda il primo spettatore dell'opera che è lui stesso mentre la crea, pensando a uno spettatore in fabula, il popolo dell'avvenire. Saper veder l'opera vuol dire rifondarla, ricrearla. L'atto di visione, lo sguardo, così come la creazione è dunque un atto di resistenza".
E' una questione di percezione, una questione di arte, e per questo sempre e innanzitutto una questione politica. "Ragazzi - ha salutato Zanetti, ringraziando dell'invito la prof. Brunetti, i professori, la direttrice della scuola e gli studenti - ricordatevi che voi tutti siete migliori di quanto spesso il mondo adulto vi fa credere che siate. Non si dà capolavoro al di fuori di se stessi. Questo vuol dire essere capaci di superarsi, di migliorarsi al di là della propria identità razziale, culturale, sessuale e religiosa.
E' necessaria però tanta umiltà, passione, entusiasmo, curiosità, tanta fame e follia per potersi innamorare e gioire ancora".
Sia gli alunni che i professori si sono dati un arrivederci all'anno 2009, quando Zanetti darà inizio a un book-tour in Nord-America, tenendo un ciclo di lecture attraverso il canale diplomatico-consolare degli Istituti e dei Consolati in collaborazione con le migliori Università e i Centri nord-americani per lo studio delle arti e del cinema, attraversando così gli Stati Uniti (NYC, Washington DC, Boston, Chicago, Miami) fino alla costa occidentale (San Francisco e L.A.) e il Canada (Ottawa, Toronto, Montreal).
Invito i lettori di America Oggi, a sintonizzarvi domani alle 1:30pm su radio ICN, Zanetti parlerà del suo libro "La Natura Morta De La Dolce Vita". (www.icnradio.com).

* AATI Long Island Chapter Promoter Italian Language & Culture