I vescovi contro Berlusconi. "L'Italia multietnica già esiste ed è un valore"
Monsignor Crociata critica le frasi di Berlusconi: "il problema è il modo in cui le culture si rapportano". Don Ciotti: "da noi l'immigrazione è oggetto di un cinico gioco di potere".
Roma. L'appoggio incondizionato del premier alla linea dura del Viminale e il suo no all'Italia multietnica non sono affatto piaciuti alla Conferenza episcopale. Il giorno dopo l'intervento di Silvio Berlusconi, i vescovi italiani hanno infatti risposto in modo secco: il nostro Paese "è già multietnico e multiculturale. Ed e' anche un valore". Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha osservato che invece "il problema è il modo in cui le culture e le presenze si rapportano" perché "non si cresce insieme in una accozzaglia disordinata e sregolata ma a partire da un tessuto storico, sociale e culturale comune che costituisce il volto, l'identità di un Paese". Non si vuole, ha precisato il vescovo, "cancellare l'identità di ciascuno" ma nemmeno teorizzare "un'irreale parificazione che è cosa diversa dall'eguaglianza. L'appiattimento infatti non aiuta lo stare insieme, anzi lo distrugge", ha aggiunto, concludendo che "la costruzione di una società interculturale" deve essere "inserita in un rigoroso rispetto della legalità, necessaria garanzia per l'integrazione" e coordinarsi all'interno di "un orizzonte di fondo condiviso, di un tessuto comune che avvolga tutti, anche chi viene" da fuori, come gli immigrati.
La Cei è intervenuta anche sull'ipotesi di riservare carrozze della metropolitana solo ai milanesi. È "una provocazione assurda, una cosa fuori di testa", ha affermato mons. Domenico Sigalini, segretario della Commissione episcopale per le migrazioni. "Credo e spero - ha aggiunto - che quella della Lega sia soltanto una provocazione anche perché io ho visto vari Paesi in cui c'erano queste distinzioni e ne ero stato molto impressionato. Sono stato in Cina - ha raccontato il vescovo - dove addirittura ci sono treni diversi con carrozze per turisti e carrozze per la povera gente, discriminazioni assurde nei confronti degli strati più deboli delle società".
Anche il presidente di Libera don Luigi Ciotti, alla vigilia del voto di fiducia sul pacchetto sicurezza e commentando i respingimenti di questi giorni, ha ammonito: "bisogna gridare no contro una norma che introduce il reato di clandestinità, una norma discriminatoria che viola il principio dell'universalità' dei diritti umani, sociali e civili, e rischia di far scivolare ancor più il nostro Paese verso un passato dal quale speravamo di esserci allontanati una volta per tutte". Secondo don Ciotti, "si respingono barconi colmi di persone disperate e si grida alla vittoria senza nemmeno identificarle, senza riconoscere loro la dignità sancita dal diritto internazionale, respingendole al mittente, cioè a Paesi messi in ginocchio dalla guerra, lacerati dalle discriminazioni politiche, decimati dalla fame e dalle malattie. È questo davvero ciò che vuole l'Italia, Paese che ha nel suo passato lunghe e dolorose migrazioni? La società multietnica - ha sottolineato il sacerdote - è una realtà di tutti i Paesi sviluppati, ma solo da noi il fenomeno migratorio è oggetto di semplificazioni, misure demagogiche quanto impraticabili, cinici giochi di potere".
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26-08-2010












