Gaza. Hamas vuole la modestia islamica
GAZA. Velo obbligatorio per gli avvocati-donne in aula, campagne di pressione in favore del rigorismo islamico e della morale del buon tempo andato nelle strade e nei negozi. Sembra stringersi, nella Striscia di Gaza, la morsa ideologica di Hamas, il movimento integralista al potere da oltre due anni in questa porzione di territorio palestinese. L'ultima denuncia arriva oggi. A lanciarla è la Pchar-Gaza, un'organizzazione palestinese attiva sul terreno dei diritti civili, che segnala la questione del velo nei tribunali come l'ennesimo anello di una catena di attacchi "alla libertà personale".
Timori e polemiche si legano questa volta a una disposizione stabilita dal giudice della Corte Suprema Abdel Rauf al-Halabi, sotto l'autorità dell'autoproclamato governo di Hamas, per imporre "abiti modesti" in udienza. Espressione con la quale s'intende indicare un qualsiasi vestito scuro per gli avvocati uomini, ma anche e soprattutto il velo (hijab) per le donne: simbolo di purezza religiosa e di pudore femminile nella tradizione musulmana della penisola arabica che non ha finora tuttavia mai attecchito fino in fondo nella più laica società palestinese.
Per Pchar, si tratta di un'evidente "discriminazione contro le donne e di un attacco alla libertà personale". E in gioco non c'é solo l'abbigliamento degli avvocati in tribunale, sottolineano gli attivisti dei diritti civili, ricordando come sia di pochi giorni fa la notizia secondo cui la polizia di Hamas sarebbe intervenuta persino sulla spiaggia per censurare come "immodesto" il comportamento di una donna - giornalista - che, per quanto coperta fino ai piedi, non aveva rinunciato a fare il bagno con amici. Pchar ha del resto annunciato di aver messo "sotto osservazione" anche la campagna ‘Sì alla virtu" affidata dal ‘ministero degli Affari Religiosi' a ronde di militanti incaricati di riportare la gente dell'impoverita Gaza, ancora alle prese con le conseguenze del blocco e dell'offensiva militare israeliana dei mesi scorsi, "ai sani principi della morale e della vera fede". Con la predicazione e la persuasione, sostiene Hamas. Anche con l'intimidazione, secondo alcune testimonianze.
La campagna - giura Salah Abu Saqer, il funzionario ministeriale che ne coordina le attività - è improntata a toni "amichevoli e di pacifica guida morale". Ma non mancano negozianti che deplorano l'invadenza dei giovani e barbuti moralizzatori impiegati nell'iniziativa: le loro irruzioni nelle botteghe - in genere in nuclei di quattro - le prediche accese, le intimazioni, i poster con le immagini in cui donne velate - ma abbigliate con pantaloni e t-shirt elasticizzate - vengono additate come prede della "moda del diavolo" che pretendono di attaccare ai muri di qualche boutique.
Sami Ajour, proprietaria di una piccola merceria a Gaza, ha riferito all'ANSA di un blitz vero e proprio compiuto nei giorni scorsi nel suo negozio per rimuovere con la forza alcuni manichini "troppo simili al corpo umano", lamentando di non poter vendere biancheria intima senza mostrarla alle clienti.
Un problema che non scuote i moralizzatori. Preoccupati piuttosto di ammonire la loro gente anche a non salutare con l'inglese ‘bye'.
Le cui iniziali celerebbero subdolamente il messaggio cristiano ‘il Papa ti benedica'.
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