Economia

Emma Marcegaglia

Fmi. Imperativo ridurre debito e deficit. Condivide l'opinione del Fondo il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

24-02-2010

 

NEW YORK. La crisi ha messo in ginocchio i bilanci pubblici di molti stati, facendo lievitare il deficit e il debito, che ora è giocoforza ridurre anche perché "l'incertezza fiscale può minare la ripresa". Nonostante questo, per le "exit strategy" è ancora presto e nelle economie avanzate è necessario mantenere gli stimoli all'economia almeno per tutto il 2010: il processo di ritiro potrebbe avviarsi nel 2011, se l'economia si evolverà come previsto. Ad affermarlo è il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), che invita i governi a seguire la strada delle riforme strutturali per ridurre il debito: una strada che passa per la riforma delle pensioni, della sanità, delle spese e per un aumento delle entrate fiscali.

"Una crescita maggiore attraverso riforme strutturali, inclusa una maggiore concorrenza sul mercato di beni e servizi e la rimozione di distorsioni sul mercato del lavoro, può contribuire in modo significativo a ridurre il debito aumentando le entrate fiscali e bilanciando gli effetti non desiderabili derivanti dall'invecchiamento della popolazione", osserva il Fondo, precisando che è necessario "ripristinare la sostenibilità fiscale" non solo con il ritiro delle misure di stimolo messe in campo ma anche attraverso riforma strutturali. Le exit strategy - aggiunge il Fmi - devono essere "coerenti, credibili e coordinate".

Condivide l'opinione del Fondo il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, "in Italia, ma un po' in tutta Europa, questa crisi ha fatto sì che debito e deficit aumentassero. È necessario mettere mano a riforme strutturali vere, serie, forti", "che sono anche le uniche che possono ridare capacità di crescita al Paese".

Invece il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, critica l'istituto: "Il Fondo monetario internazionale ha una memoria corta. Chi ha consentito l'aumento del debito sono state le politiche dissennate dei mercati finanziari - spiega - Finché non ci sarà una tassazione internazionale che faccia pagare coloro che hanno responsabilità ogni altro intervento è privo di etica e di fondamento".

Il risanamento dei bilanci pubblici è una "priorità", soprattutto alla luce del fatto che "a livello globale la crisi ha avuto l'impatto più grande e pervasivo sulle finanze pubbliche dalla Seconda Guerra Mondiale", osserva il documento redatto, fra gli altri, dal capo economista Olivier Blanchard, e nel quale si osserva come il debito non deve essere solo stabilizzato a livelli elevati ma va tagliato in alcuni casi anche al di sotto dei livelli pre-crisi.

Secondo il Fondo monetario internazionale il rapporto deficit-pil nei Paesi avanzati del G20 è passato dal 2% del 2007 al 10% del 2009, mentre il rapporto debito-pil passerà dal 73% del 2007 a, in media, il 109% del 2014.