Islam. Scontri in India per l'articolo di Taslima Nasreen
NEW DELHI. Taslima Nasreen, la più famosa scrittrice bengalese, in esilio dal 1994 dopo che un suo libro é stato bandito in Bangladesh per oltraggio all'Islam, si trova di nuovo nell'occhio del ciclone in India. Un suo presunto articolo pubblicato su un quotidiano dello Stato di Karnataka contro l'uso del burqa per le donne, infatti, ha causato disordini e scontri, e la morte di due persone. Dopo aver abbandonato anni fa Kolkata, la sua città indiana d'adozione ed aver girovagato per vari paesi d'Europa, Taslima, come è universalmente nota, è tornata a febbraio a New Delhi dove ha ottenuto un visto provvisorio di soggiorno valido fino ad agosto.
Protetta in un luogo segreto per ragioni di sicurezza - gruppi islamici hanno promesso una ricca ricompensa a chi le taglierà la testa - la scrittrice femminista bengalese è venuta allo scoperto per le proteste suscitate dalla pubblicazione di un articolo a suo nome su un quotidiano in lingua ‘kannada' a Karnataka.
In esso si sostiene che perfino il profeta Maometto non credeva nell'uso del burqa per le donne, trattandosi di "un oggetto che soffoca la libertà femminile".
Appena il giornale è arrivato nelle edicole, c'é stata una vera e propria rivolta di un consistente settore della comunità musulmana che ha inscenato domenica e poi ieri manifestazioni di piazza nei distretti di Shimoga e Hassan che sono degenerate in scontri con la polizia, con la morte di due giovani.
Decine di persone sono inoltre rimaste ferite e 50 sono invece state arrestate dalle forze dell'ordine. Nella zona è stato imposto un coprifuoco fino a questa sera mentre centinaia di agenti presidiano le strade, tornate ieri calme.
In una dichiarazione letta ai giornalisti Taslima, già musulmana ma oggi atea, ha assicurato che "gli incidenti accaduti ieri in Karnataka mi hanno scioccato, soprattutto perché ho saputo che sarebbero stati provocati da un articolo da me scritto per un giornale locale. Ma io non ho mai scritto in vita mia alcun articolo per giornali di Karnataka".
"La pubblicazione dell'articolo - ha concluso - è una cosa atroce. In nessuno dei miei scritti ho mai sostenuto che Maometto fosse contro il burqa. Sospetto che siamo di fronte ad un tentativo deliberato di diffamazione nei miei confronti e di alterare il mio pensiero per creare disordini sociali". Fra le sue opere più note, il racconto ‘Lajja' (in bengalese, Vergogna) che racconta la storia di una ragazza indù stuprata da un musulmano, e che le costò l'esilio dal Bangladesh.












