Analisi e commenti

La politica italiana e l'intimazione sull'età pensionabile delle donne. L'Europa detta l'agenda

di Giovanni Graziani

08-06-2010

L'intimazione europea all'Italia di equiparare l'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego a quella degli uomini può considerarsi una sintesi della situazione in cui si trova la politica italiana in questo momento: sono le emergenze del momento e le priorità decise in Europa a dettare l'agenda. E, di conseguenza, il dibattito politico langue. O trova magari qualche valvola di sfogo su argomenti oggettivamente secondari, come la polemica anti-Inter e anti-premi per la nazionale sollevata dal ministro Roberto Calderoli ma respinta, talora con sdegno, un po' da tutte le parti.

Non che tutti siano d'accordo con la manovra preparata dal governo; dalla magistratura alla cultura fioriscono anzi le proteste, e le opposizioni avanzano molte critiche. Né si può dire che i modi con cui il governo dovrà dare attuazione all'ultimatum europeo sulle pensioni (stesse regole per donne e uomini nella pubblica amministrazione dal 2012) siano tutti uguali. Ma il dato complessivo non cambia: è la crisi che detta le priorità, al governo e, di fatto, anche all'opposizione.

Così, quando la Germania, cioé il sistema guida dell'economia europea, decide una manovra strutturale di tagli e nuove entrate del peso deciso ieri (80 miliardi fino al 2014), è la conferma ulteriore che la strada è segnata per tutti. E se l'Unione europea rifiuta, come ha fatto la commissario Viviane Reding nell'incontro col ministro Maurizio Sacconi, qualsiasi trattativa sulla graduale applicazione delle regole sulle pensioni alle pubbliche dipendenti, al Paese non resta che adeguarsi.

A questo punto, come lascia intendere Sacconi, la cosa più facile è che giovedì il Consiglio dei ministri decida di far entrare l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne nella manovra. "E' questo il veicolo che attualmente abbiamo a disposizione", spiega Sacconi, che poi, a chi paventa il rischio del conflitto da parte dei sindacati, fa presente che sarebbe come scioperare "contro la pioggia".

Anche se, restando nella metafora, si potrebbe dire che per il pubblico impiego piove sul bagnato, visto che si tratta del settore dove un po' tutti i governi europei, compreso quello italiano, stanno intervenendo anche pesantemente per incidere strutturalmente sul debito (Angela Merkel ha annunciato ieri il taglio di 15mila dipendenti pubblici).

Gli scioperi sulle pensioni andrebbero ad aggiungersi alla mobilitazione contro la manovra già annunciata dalla Cgil (ma non da Cisl e Uil), ed alle iniziative delle categorie più colpite dai tagli; ieri a piazza Navona hanno protestato i protagonisti della cultura e dello spettacolo, ma sono soprattutto i magistrati, che hanno già indetto il loro sciopero, ad annunciare una battaglia di importanza forse strategica in questa fase. Una battaglia che però sembra riscuotere meno solidarietà di altre volte.

Il fatto che il vice segretario del Pd Enrico Letta giudichi sbagliata la protesta dell'Anm, e che chieda esplicitamente al proprio partito di non dare alcuna adesione, è indice di come la situazione stia cambiando. Anche se Letta è un esponente democratico considerato sensibile alle posizioni moderate, è una novità che, di fronte ad uno sciopero dell'Anm contro il governo Berlusconi, ci sia ai vertici del partito chi giudica in termini così negativi la protesta.

Non è una novità, invece, che il segretario, Pier Luigi Bersani, incontri i rappresentanti delle organizzazioni sociali per confrontarsi sulla manovra; da sottolinea c'è, semmai, che gli incontri con le confederazioni sindacali avvengono separatamente (si comincia oggi con la Uil). A conferma di una difficile unità fra i sindacati, che complica un po' anche il tentativo del Pd di porsi come interlocutore privilegiato delle forze sociali.

 Cosa che sarà più facile se i democratici non saranno costretti a scegliere come interlocutore fra la Cgil, già da tempo sul piede di guerra, e gli altri sindacati.