Pensioni. Tre su quattro sono inferiori ai mille euro
ROMA. Gli anziani sono in difficoltà, ma i giovani stanno peggio. Così Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commenta le cifre dell'Istat sui lavoratori a riposo alle prese con assegni che sfiorano la soglia di povertà. Roma non sminuisce certo il problema. Anzi: proprio il centro studi nel suo ultimo rapporto sulla terza età del maggio 2008, rileva che il 33,45% degli ultrasessantenni, ovvero uno su tre, dichiara di non essere in grado di arrivare a fine mese.
Però chi si affaccia oggi al mondo del lavoro, sostiene il direttore, incontrerà più ostacoli. Nonostante tutto, infatti, per Roma, "La condizione degli anziani rimane migliore rispetto a quella dei giovani. Ci sono alcune categorie di pensionati che vivono in condizioni di povertà, sopratutto chi rimane solo, ma c'é anche chi prende un assegno da 1,500 euro e possiede una casa, quindi non ha il pensiero di dovere fare grandi investimenti. Insomma, la maggior parte degli anziani vive dignitosamente, i problemi maggiori li hanno i giovani".
Che, per aggiunta, oggi non possono neanche più fare riferimento sulle pensioni di nonni e genitori: secondo Roma, infatti, "oggi gli anziani devono pensare più a se stessi", visto che non hanno più le risorse per potere aiutare i nipoti. Inoltre, suggerisce, occorre contestualizzare il dato dell'Istat in un'Italia dove il sommerso domina. "In realtà molte persone - sottolinea - dopo aver lasciato il lavoro hanno continuato in maniera illegale, nel sommerso; ad esempio, in molti casi chi ha anticipato la pensione a 55 anni, poi ha proseguito lavorando in nero fino a 65 anni. Il problema viene quando si supera questa età. A settanta anni non si ha più la forza di lavorare, ti rimane solo la pensione per vivere e con cui dovere affrontare le spese sanitarie", che più si invecchia più diventano onerose.
A cadere nella trappola dell'irregolarità, osserva Roma, sono soprattutto le donne, che non a caso hanno anche i redditi da pensione più bassi. Per superare l'impasse, il direttore del Censis invita ad avere un pensiero orientato al lungo periodo: "Non aiuta una visione circoscritta al breve periodo. Spesso purtroppo si preferisce avere uno stipendio più consistente che poter contare sui contributi". Un fenomeno, aggiunge, "particolarmente diffuso tra i giovani del Mezzogiorno".












