Pedofilia/La procura belga nega che i vescovi siano stati maltrattati. Respinte le accuse di Bertone
BRUXELLES. La procura respinge le accuse lanciate ieri dal segretario di Stato Tarcisio Bertone nei confronti degli inquirenti belgi per il trattamento riservato ai vescovi durante la perquisizione dell'arcivescovado di Mechele-Bruxelles. Ai vescovi è stata data la possibilità di mangiare e bere, ha detto il portavoce, Jean-Marc Meilleur, ai microfoni dell'emittente Rtbf. Lo stesso portavoce ha precisato che le perquisizioni sono state condotte da "professionisti che conoscono molto bene il loro lavoro e che rispettano i diritti delle persone".
Nel corso della giornata, il portavoce della conferenza episcopale belga Eric de Buekelaer ha detto che la Chiesa potrebbe decidere di avviare un'azione legale contro le perquisizioni compiute giovedì dalla polizia. L'arcivescovado ha inoltre chiesto di poter riavere i computer sequestrati nel corso della perquisizione, poiché senza queste attrezzature l'attività del quartier generale della Chiesa cattolica in Belgio è destinata a rimanere paralizzata. Davanti all'ira del Vaticano, ieri non sono intervenuti né il ministero degli Esteri belga né quello della giustizia.
A parlare sono stati i principali editorialisti. La giustizia ha finalmente lanciato un "segnale chiaro: la Chiesa non è al di sopra della legge", ha commentato il quotidiano fiammingo ‘De Morgen', riassumendo bene la posizione espressa dalla maggior parte degli opinionisti belgi intervenuti sullo scontro tra Vaticano e Belgio innescato dalle modalità con cui magistratura e polizia hanno condotto le perquisizioni di giovedì scorso. In un Paese di antica tradizione cattolica, ma dove la laicità dello Stato è sacrosanta e inviolabile e la pedofilia é un incubo, i media - come fa anche l'altra grande testata fiamminga ‘Der Standaard' - riconoscono che in alcuni casi le iniziative prese durante le perquisizioni effettuate nell'arcivescovado di Mechel-Bruxelles e nella cripta della cattedrale di Saint-Rombaut sono state "sproporzionate".
Detto questo, però, nell'editoriale pubblicato sul principale quotidiano francofono, ‘Le Soir', ci si chiede a quale "gioco stia giocando la Chiesa quando sostiene che nel cercare di identificare i preti che hanno abusato di minori, la giustizia si rende colpevole di una doppia violenza". E un altro commento, pubblicato sullo stesso giornale sotto un articolo dal titolo "i religiosi, una casta superiore", osserva:"Il Vaticano preferisce le tombe alle vittime". A essere messo sotto accusa è soprattutto l'accordo raggiunto da poco, sotto l'egida del ministro della giustizia, con la commissione voluta dalla Chiesa e guidata dal professor Peter Andriaenssen che ha il compito di indagare sugli abusi sessuali compiuti dai preti. Un accordo "forse lodevole nelle intenzioni" ma "sbilenco" poiché, si sottolinea su ‘La Libre Belgique', "lascia alla Chiesa un curioso margine di manovra". Esso non tiene conto che la riservatezza delle informazioni raccolte, in caso di gravi reati, passa in secondo piano rispetto alla necessità di accertamenti giudiziari. E bene ha fatto - conclude l'editoriale - il giudice istruttore De Troy (quello che ha ordinato le perquisizioni, ndr), di cui fortunatamente è garantita l'indipendenza, a riprendere in mano le redini dell'inchiesta".












