La politica

Oggi a Roma il Pd-Pride. Bersani: ora tocca a noi

11-12-2010


ROMA. Sarà il giorno dell'orgoglio Democratico quello che si celebrerà oggi in Piazza San Giovanni, il "Pd pride": la manifestazione voluta da Pier Luigi Bersani, infatti, non sarà tanto l'occasione per parlare di governo tecnico o di fare i calcoli per vedere se la mozione di sfiducia a Berlusconi passerà o meno. Sarà piuttosto il momento in cui il segretario dirà al suo popolo che se il Cavaliere ha i giorni contati, è merito del Pd. E per galvanizzare la piazza dirà "ora tocca a noi".

Lo sforzo organizzativo del Pd per riempire la maggiore piazza romana è stato imponente. Solo l'organizzazione centrale del partito ha predisposto 18 treni speciali, 1.500 pullman, due navi. Altri militanti arriveranno a Roma con mezzi propri. La manifestazione poi sarà anche una festa: da Basilicata e Piemonte arriveranno due bande, i giovani Pd organizzeranno un Pullman con musica elettro e house; e poi spazio alla fantasia, come quella dei militanti marchigiani che verranno con giubotti catarifrangenti per segnalare il "pericolo per la democrazia". Per non parlare dei musicisti presenti sul palco, da Simone Cristicchi a Roy Paci fino a Neffa, autore di "Cambierà", colonna sonora delle manifestazioni Democratiche.

Quanto ai numeri, Bersani ha riferito di aver ordinato ai suoi di non fare cifre "per serietà": "Ma se Berlusconi ha detto di averne portati un milione (cosa che fece lo scorso marzo ndr), allora noi diremo due milioni". Insomma si è sicuri del successo dell'iniziativa.

La manifestazione è stata decisa da Bersani prima che si decidesse di fissare per il 14 dicembre la discussione sulla mozione di sfiducia a Berlusconi. La compravendita di deputati di queste ore lascia un senso di impotenza nel popolo Pd, e la voglia di "spallata" c'è, anche se non è l'unico sentimento che Bersani esalterà. Come ha detto Sergio D'Antoni, la piazza servirà ai militanti per esprimere il proprio "sdegno". Il segretario poi spiegherà i passaggi politici che il partito sta perseguendo, e cioé la caduta di Berlusconi e l'avvio di un governo di transizione che affronti le emergenze della crisi e cambi la legge elettorale. Ma Bersani punterà soprattutto sull'"orgoglio" dei militanti che negli ultimi anni han dovuto ingoiare insuccessi elettorali e divisioni tra i dirigenti. Se il Cavaliere andrà finalmente a casa, dirà, è grazie al Pd che per due anni, nonostante la traversata nel deserto, lo hanno incalzato inizialmente da soli: ora anche le parti sociali si accorgono "che avevamo ragione noi".

Insomma il vento sta cambiando. E una volta che Berlusconi sarà a casa, dirà Bersani, deve essere chiara una cosa: "Ora tocca a noi". Il Pd, sin da un possibile governo di transizione, non farà solo da "portatore di salmerie" per esecutivi che forniscano ancora ricette liberiste. No, il Pd "ha uomini e idee" per anticipare anche in parte "l'alternativa" al modello liberista berlusconiano. A partire dal lavoro per il quale Bersani rilancerà la ricetta che un ora di lavoro precario sia pagata come un ora di lavoro stabile.

 

 

Il palinsesto di oggi