Crisi/Gioverdì vertice Ue con uno sguardo al default Usa. Una guerra all'eurozona
L'appuntamento chiave della settimana è il vertice dei leader europei in calendario giovedì. Dopo l' ennesimo lunedì nero dei mercati, è ormai chiaro che la crisi del debito sovrano in Europa ha poco a che fare con la reale situazione sul terreno: la speculazione ha ignorato gli stress test delle banche del vecchio continente (largamente positivi salvo pochissime eccezioni, soprattutto spagnole), la manovra italiana che ha raddoppiato di consistenza in una settimana, gli stessi conti pubblici di Francia e Germania finiti nel mirino.
Insomma, è in atto una vera e propria guerra all'eurozona. Come dice l'analista americano Webster Tarpley, sembra in corso un tentativo di esportare la depressione Usa in Europa per salvare il dollaro e scongiurare il default degli Stati Uniti che rappresenterebbe il vero Big One dell'economia mondiale.
Il secondo appuntamento chiave è dunque il 2 agosto, data limite indicata dal ministro del Tesoro americano Timothy Geithner per evitare il default Usa che scatenerebbe un terremoto finanziario mondiale. L'accordo tra Barak Obama e l'opposizione repubblicana è ancora lontano, ma intanto le lancette dell'orologio scorrono: i grandi fondi americani che detengono importanti quote del debito europeo hanno individuato nel nostro Paese l'anello cruciale di collegamento tra i Paesi più indebitati e la locomotiva franco-tedesca.
Trovare una via d'uscita in questo scenario non è facile e lo hanno verificato Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi nel loro incontro a quattrocchi al Quirinale. E' probabile che la Finanziaria fresca di varo abbia bisogno di essere potenziata ma il monito del capo dello Stato sulla necessità di nuovi momenti di coesione (come quello che ha portato al varo della manovra in quattro giorni) è caduto sostanzialmente nel vuoto: l'opposizione non intende donare ancora sangue al governo e chiede le dimissioni del premier giudicandolo non più credibile sul palcoscenico internazionale.
Ma ciò non comporterebbe nuovi momenti di instabilità, come del resto le elezioni anticipate proposte dal Pd? Pier Ferdinando Casini coglie questa contraddizione quando chiede, inascoltato, un governo di unità nazionale: si tratterebbe di mettere sulle spalle di tutti il peso delle scelte impopolari, scavalcando la paura dei partiti di perdere voti senza contropartita. Una prova di responsabilità collettiva e un modo per cancellare il fantasma del governo tecnico che serpeggia ostinato nei palazzi del potere ma che costituirebbe una certificazione, ragiona il leader Udc, dell'impotenza della politica.
Sono scenari comunque nebbiosi. Il centrodestra, che ha i numeri in Parlamento, non ha nessuna intenzione di fare passi indietro. Anzi, di fronte alla montante protesta dei costi della politica, che non sono stati intaccati nonostante i sacrifici richiesti ai comuni cittadini, ha presentato con Umberto Bossi un'ipotesi di riforma della Costituzione che dimezza il numero dei parlamentari, conferisce più poteri al primo ministro e introduce il Senato federale. Un espediente per non fare nulla, decreta Massimo D'Alema.
Come che sia, la maggioranza è chiamata a una prova di compattezza.
Pdl e Lega infatti marciano divisi verso il cruciale voto di mercoledì sull'arresto di Alfonso Papa: l'Udc chiede al Carroccio di battersi per il voto palese nell'evidente tentativo di addossargli la responsabilità di un eventuale verdetto favorevole al deputato del Pdl espresso a scrutinio segreto. Ma in realtà la partita è più complessa in quanto in tutta l'opposizione esiste un'ala garantista contraria in via di principio alle manette per i parlamentari, salvo episodi eclatanti: domani se ne valuterà la reale consistenza.
Berlusconi deve evitare che i casi Papa e Milanese si trasformino in una bomba ad orologeria sotto la sua poltrona e qui serve la tenuta dell'asse del Nord (che significa anche fine delle ostilità con Giulio Tremonti). L'emergenza economica ha di fatto frenato i tatticismi interni e rinviato a data da stabilire il rimpasto che attende da qualche settimana. In questa partita conta anche la parola del Colle e il Cavaliere non sembra ancora avere in mano l'identikit giusto per il successore di Alfano alla delicata carica di Guardasigilli.
pierfrancesco.frere@ansa.it
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