La politica

Comunali Milano. Sala, presunto incandidabile

13-05-2016

 

MILANO. A Milano continua la guerra per la presunta incompatibilità della candidatura a sindaco di Giuseppe Sala, che corre per il centrosinistra. A presentare un esposto in Procura e un ricorso urgente al Tar, che verrà depositato entro oggi, sono stati rispettivamente i candidati sindaco del partito Radicale, Marco Cappato e quello del Movimento 5 stelle, Gianluca Corrado. Ma l'avversario di centrodestra, con molto fair play, smorza i toni e dice: "Per me è super candidabile". 

"Io do fiducia a Sala, penso che quel che lui abbia detto sia vero e penso che sia super candidabile - chiude la questione Parisi -. Io penso che i milanesi debbano decidere tra due alternative di governo e tra due sindaci. Spero che diano la fiducia a me. Nessuno della mia lista ha presentato ricorso". E ancora aggiunge: il leader della Lega Salvini ha voluto me "perché sono un moderato". L'obiettivo di radicali e M5s è quello di "fare chiarezza", dopo che il settimanale Panorama ha rivelato, in un suo articolo, che Sala sarebbe incandidabile perché non si è mai dimesso da commissario unico di Expo 2015. A smentire il fatto è stato anche Palazzo Chigi. "Siamo alle accuse surreali ormai. Le mie dimissioni sono state mandate regolarmente e protocollate da Palazzo Chigi - ha ribadito anche in queste ore Sala -. La verità è che non hanno più contenuti, io giro per la città, parlo con la gente, faccio proposte come sto facendo oggi. E dall'altra parte c'è solo il tentativo di fermarmi con questo fango continuo, ma sono sereno". 

Il partito Radicale sostiene invece che le spiegazioni di Sala e di Palazzo Chigi "non precisano nulla" perché il candidato sindaco del centrosinistra "ha continuato a firmare atti anche dopo la supposta data di protocollazione delle dimissioni - ha spiegato Marco Cappato -. Per accertare la verità, abbiamo presentato un esposto alle autorità sulla concorrenza e sulla corruzione e alla Procura". Secca la risposta di Sala che ha spiegato che "se vogliamo essere precisi ho firmato anche il bilancio di Expo pochi giorni fa. E nessuno ha avuto nulla da dire, sono atti formali che si fanno". Nel mirino di radicali e grillini c'è anche il ruolo di consigliere di Sala in Cassa depositi e prestiti: "Si deve dimettere per il conflitto di interessi" secondo i Radicali, infatti il governo ha affidato a Cdp competenze "sulla valorizzazione delle aree Expo e su attività comunali come gli aeroporti milanesi, o sui debiti della Città metropolitana e tanto altro". 

Nella vicenda è intervenuto anche il leader di Fratelli d'Italia ed ex ministro, Ignazio La Russa, che attende di sapere dal Consiglio di stato se la lista presentata dal partito, per il Consiglio Comunale, sarà ammessa alle elezioni. Il Tar e la commissione elettorale hanno già bocciato il ricorso del partito. 

"Non si usino due pesi e due misure - ha spiegato - se verrà sanata l'irregolarità di Sala anche noi dobbiamo avere la possibilità di sanare la nostra". "Salvini intercetta un malessere vero che c'è a Milano per quanto riguarda l'immigrazione e ad esempio il problema delle case occupate a cui la sinistra radicale che ha condizionato la giunta Pisapia ha strizzato un occhio - ha detto poi Parisi parlando dei problemi più complessivi di Milano -. Salvini ha voluto uno come me che non si sovrapponesse ai suoi modi perché ha pensato che per vincere a Milano servisse un moderato. Se avesse voluto alimentare la paura avrebbe scelto un altro nome e non me".

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