Economia

Pensioni: con 3 anni di anticipo rata fino al 20% su assegno netto

17-06-2016

 La premessa è quella del premier Matteo Renzi: "tutto è allo studio. Martedì si è discusso, il ragionamento dell'Ape è articolato sia sulla parte pubblica che privata. Non vogliamo alimentare una ridda di annunci, abbiamo fatto lo sciopero degli annunci, smesso di fare annunci. Quando arriverà il momento della discussione dell'Ape chiuderemo anche su questo". Ma dopo l'incontro governo-sindacati di martedì sulle pensioni e sulla possibilità di andarci anticipatamente utilizzando un prestito ventennale, qualche 'numero' si può cominciare a ipotizzarlo. 

Una rata di 500 euro al mese per tredici mensilità su una pensione netta di 2.500 euro mensili per vent'anni: per chi deciderà di lasciare il lavoro a tre anni dal raggiungimento dell'età di vecchiaia la riduzione netta dell'assegno potrebbe arrivare al 20%. Il calcolo è stato messo a punto dalla Uil sulla base di un tasso di interesse fisso al 3% e una restituzione del prestito (in questo caso pari a 97.500 euro) in vent'anni. 

Con una pensione netta di 1.000 euro al mese l'anticipo di tre anni potrebbe prevedere una rata di 199,64 euro per 13 mensilità (216,29 si si restituisce con 12 mensilità sempre in 20 anni). La percentuale si ridurrebbe con una simulazione del tasso interesse al 2%: in quel caso (pensione netta di 1.000 euro) si ipotizza una rata mensile (per 13 mesi) di 182 euro per 20 anni. Il prestito da restituire ammonterebbe infatti a 39.000 euro, ovvero a 1.000 euro al mese per i tre anni di anticipo rispetto all'età di vecchiaia. 

Questi dati non tengono conto del premio assicurativo per il rischio di premorienza dato che il prestito dovrebbe essere erogato senza garanzie reali e senza obbligo di estinguerlo per gli eredi. Non è infatti ancora chiaro chi pagherà questo premio (presumibilmente alto dati gli alti rischi, anche di truffe) anche se si ipotizza che sia lo Stato a farsene carico. L'anticipo quindi appare poco conveniente per il lavoratore anche se il Governo ha assicurato che ci saranno detrazioni fiscali per i lavoratori meritevoli di tutela come ad esempio quelli che a pochi anni dalla pensione hanno perso il lavoro e esaurito gli ammortizzatori sociali. Per l'anno prossimo le classi di età coinvolte saranno quelle dei nati tra il 1951 e il 1953 ma è probabile che la scelta coinvolga quasi esclusivamente quelli del 1953. 

Le donne del 1951 infatti sono già andate in pensione mentre quelle del 1952, grazie a una deroga prevista dalla legge Fornero, potranno lasciare il lavoro quest'anno a 64 anni (se hanno raggiunto nel 2012 20 anni di contributi). Gli uomini del 1951 e una parte di quelli del '52 hanno usufruito o usufruiranno nel 2016 della possibilità di uscita anticipata garantita a chi aveva raggiunto la quota '96' tra età e contributi con almeno 60 anni di età nel 2012.

L'anno prossimo quindi l'Ape sarà utilizzato prevalentemente da coloro che sono nati nel '53, appena compiuti i 63 anni e 7 mesi. La percentuale di riduzione a causa della rata sul trattamento lordo è più alta a fronte di un reddito più basso. In caso di pensione netta di 800 euro e un anticipo pensionistico di 3 anni (31.200 euro il prestito da restituire) la rata su 13 mensilità sarebbe di 159 euro (portando l'assegno a 641 euro) per 20 anni con una percentuale sul trattamento lordo del 17,7%. Per l'anticipo di tre anni su una pensione netta di 2.500 euro (e 97.500 euro di prestito) la rata sarebbe di 499,10 euro con una percentuale sul trattamento lordo del 13,9% (ma del 20% su quello netto). 

In caso di anticipo di un solo anno rispetto all'età di vecchiaia la rata sempre per 13 mensilità per 20 anni sarebbe di 53,24 euro per una pensione di 800 euro, di 66,55 euro per una pensione di 1.000 euro e di 166,37 euro per una pensione di 2.500 euro. "Bisogna arrivare - ha detto il segretario confederale della Uil Domenico Proietti - ad una flessibilità semplice e chiara affinché i lavoratori possano scegliere senza nessuna complicazione. Il costo di questa operazione non può ricadere sulle spalle dei lavoratori ed il governo deve precisare l'intervento economico che intende operare".    

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